Il museo dell'Archeoplastica raccoglierà i rifiuti spiaggiati: "L'inquinamento in mare si combatte anche così"

Nel mare ci sono i pesci, ma anche - purtroppo - tanta plastica. Oggetti che testimoniano l'incuria dell'uomo, la sua indifferenza nei confronti della salute del pianeta Terra, e del suo futuro. Negli ultimi anni Enzo Suma, guida naturalistica di Ostuni e fondatore dell'associazione Millenari di Puglia, è andato sulle spiagge del Brindisino per pulirle dai rifiuti. E ogni volta ha riempito sacchi su sacchi di oggetti in plastica che, favoriti dalle correnti, riemergevano dalle onde del mare per fermarsi sulla spiaggia. Li ha studiati, e si è accorto che alcuni di essi avevano una storia lunghissima: "Ho raccolto oltre 200 reperti databili fra gli anni 60 e gli anni 80 - racconta Suma - Alcuni sono davvero spettacolari e riportano bene in evidenza la scritta in lire, oltre ad avere uno stile retrò particolare". Ma trovare quelle confezioni pressoché intatte a distanza di decenni, con le etichette e il prezzo leggibili, fa impressione. E perciò Suma ha deciso di fare del suo impegno un motivo di riflessione e sensibilizzazione. Dopo aver catalogato i reperti, facendo lunghi studi per capirne l'origine e definirne la datazione, ora intende farne un museo: si chiamerà Archeoplastica, il "museo degli antichi rifiuti spiaggiati", e sarà virtuale, accessibile a tutti sul web, forte come un rimprovero. "L'obiettivo è quello di raggiungere una maggiore consapevolezza sul problema da parte della gente, che può portare ad assumere un diverso atteggiamento nell'uso che si fa della plastica, soprattutto per quanto riguarda quella usa e getta". Il Museo dell'Archeoplastica avrà un suo dominio web, i reperti saranno catalogati con la tecnica della fotogrammetria e consultabili online per l'osservazione in 3D, "esattamente come fanno i musei archeologici più all'avanguardia" -  L'ARTICOLO
 
di Anna Puricella

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